Le Experience sono speciali attività off-site progettate per piccoli gruppi aziendali.

Integrando formazione e ben-essere, offrono ai partecipanti occasioni di apprendimento che mescolano natura, gusto, cura di sé e relazione con l’Altro. Per saperne di più visita l’area del sito dedicata….

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Author: nicola castelli

Rieccoci al punto di partenza, per un nuovo giro di questo eccentrico Monopoly in cui gli Imprevisti la fanno da padrone e le Probabilità di vincere non sembrano altissime! In effetti bisogna esser bravi a trovare le differenze fra i primi giorni di questo 2022 e i loro corrispettivi dell’anno scorso, almeno in apparenza. I meme in rete abbondano in tal senso e sul concetto di ‘variante’ si riversa tutta la creatività di cui siamo capaci.  La dicotomia pro/no vax tiene in scacco l’attenzione generale e anche da questo punto di vista le varianti si sprecano: dal complottismo cosmico al fideismo scientista, dal cinismo utilitaristico a un’ampia gamma di spinte utopistiche (spirituali, reazionarie, anarco-insurrezionaliste, ecologiste etc.), s’incontrano una stupefacente eterogeneità di sfumature e ibridazioni che rendono sempre più surreali le conversazioni e sempre meno probabile una qualsivoglia forma di sintesi. La collisione fra due principi fondamentali della nostra società come la salute collettiva e la libertà individuale ha generato un caos senza precedenti. Ciò che lascia di stucco, facendo un invisibile passo indietro e guardando questa royal rumble pandemica dal di fuori, è la pressoché totale dissoluzione di un piano di realtà condiviso. Le fantomatiche evidenze vengono mutualmente rigettate e aprioristicamente giudicate fasulle, faziose o semplicemente sbagliate, in un circolo vizioso che risucchia numeri e statistiche di ogni genere, ma anche convinzioni, speranze, paure, frustrazioni… divorando ogni margine di dialogo per la costruzione di un obiettivo comune e di una strada per raggiungerlo. Là dove sarebbero necessari come non mai ascolto, rispetto e confronto restano quasi solo minacce, provocazioni e azioni unilaterali. Per cui dall’ironia si passa al sarcasmo, per poi scivolare nella rabbia fino a all’esasperazione. La comunicazione governativa e quella dei mass e social media fanno purtroppo spesso da propellente e amplificatore e nell’insofferenza generale, sullo sterile altare delle ragioni e dei torti, finisce sacrificato il già piuttosto malconcio senso di comunità.   Insomma, non proprio un quadretto idilliaco. Che ci invita a una piccola riflessione per evitare di entrare nel nuovo anno con attitudine riottosa e/o sconsolata: nel frastuono in cui siamo immersi è facilissimo infatti finire in balia di pensieri (che poi diventano parole e comportamenti) reattivi, spesso superficiali, distruttivi e sgraziati; perdere il contatto con lo spazio silenzioso, vivificante e impersonale che sta sotto di essi. Ma come fare a ritrovare la via che conduce a questa sub-stantia, questa sorgente essenziale? Vimala Thakar, filosofa Indiana e insegnante di meditazione, ritiene che sia sufficiente fermarsi a osservare quei pensieri. Come ella stessa dice…  “Basterà dedicarci del tempo, sedendo quietamente; poco importa che lo si faccia nel modo orientale o in quello occidentale. L’unico requisito è che la spina dorsale e la nuca siano diritte, cosicché il ritmo della respirazione e della circolazione sanguigna non venga disturbato. Occorre stare quietamente con sé stessi per un po’ di tempo e osservare il movimento del pensiero, nello stato di osservazione. Bisogna impararlo, perché non appena vi ponete nello stato di osservazione, riemerge la vecchia abitudine dell’introspezione, della valutazione. In una frazione di secondo […] diventate il giudice, colui che fa, colui che esperisce. […] All’inizio lo stato di osservazione dura una sola frazione di secondo e poi interviene subito colui che esperisce e lo stato di osservazione va perduto. Ma piano piano tale stato di osservazione comincerà a permeare le ore di veglia. Sia che cuciniate, sia che andiate in ufficio, oppure mentre state parlando, comincerà a permeare tutte le attività delle ore di veglia. […] L’osservazione apre nuovi canali di energia, nuovi canali di attenzione e consapevolezza, […] sfocia in un decollo della coscienza. Prima eravamo consapevoli soltanto di un frammento dell’oggetto, qualificato e

Come ormai sa chi ci segue, tendenzialmente "parliamo" solo quando riteniamo di avere qualcosa di significativo da raccontare. Ad esempio quando si tratta di celebrare progetti particolarmente importanti come quello che abbiamo da poco concluso per Alpro, il marchio DANONE specializzato in prodotti a base vegetale. Il primo motivo di soddisfazione è legato all'essere stati confermati come partner di una grande multinazionale dopo l'esperienza dell'anno scorso, quando avevamo tradotto e adattato il training "Enabling Sustainable Diets", un corso destinato a tutti i dipendenti e dedicato all'alimentazione sana e sostenibile. Quest'anno ci è stato chiesto di creare un ulteriore percorso formativo che riprendesse quelle tematiche focalizzando in particolar modo l'attenzione sullo stretto e stratificato rapporto fra salute, sostenibilità ambientale e alimentazione plant based. È nato così "Buono per te, buono per il pianeta": in tre sessioni che mescolano dati scientifici, sperimentazioni, interviste a esperti e informazioni su prodotti e processi produttivi, i partecipanti (accompagnati da due voci narranti) sviluppano una progressiva consapevolezza rispetto a questioni ecologiche oggi imprescindibili. Inoltre il training illustra in che modo Alpro sta lavorando da anni non solo alla sensibilizzazione dei consumatori circa l'importanza di una dieta a base vegetale, ma si sta impegnando concretamente per diventare un'azienda sempre più virtuosa, dalla coltivazione della materia prima alla distribuzione, passando per il packaging. Come accennato il corso è per il momento accessibile solo ai dipendenti DANONE e va nella direzione di consolidare una cultura e dei comportamenti coerenti con i valori aziendali; non è tuttavia escluso che in futuro venga reso fruibile a tutti. Per quanto ci riguarda, siamo orgogliosi di collaborare con realtà organizzative che coltivano una visione del mondo fondata su una concezione così ampia di Salute, che riconosce cioè la sostanziale interdipendenza fra esseri umani e pianeta. Questo per noi vuol dire fare impresa in modo saggio, e ce n'è un gran bisogno!

Di Nicola Castelli Fra Marzo e Maggio ho avuto la possibilità di fare un’esperienza unica nella mia storia professionale. Una persona che segue il corso di Mindfulness che da tanti anni conduco a MensCorpore mi ha chiesto se l'Associazione era disponibile a fare da partner al Liceo Musicale Veronica Gambara di Brescia presso cui insegna per un intervento di formazione PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l'Orientamento) rivolto a due classi quarte. L’obiettivo esplicito era fornire ai ragazzi alcuni spunti e strumenti per una miglior gestione dell’emotività nella performance artistica (quando cioè si esibiscono davanti a un pubblico). Sottotraccia c’erano però il desiderio e l’intenzione di offrire uno spazio di confronto e supporto più ampio, non solo per l’importanza che la componente emotiva gioca nell’adolescenza ma anche per il complesso momento in cui gli studenti si trovavano (quasi due anni di didattica a distanza!).  I percorsi, che hanno avuto una durata di 8 incontri di 1 h e 30 ciascuno a cadenza settimanale, si sono svolti a distanza. Non è certamente la migliore delle condizioni per questo tipo di interventi ma, da una parte, non c’erano altre possibilità di scelta, dall’altra ammetto che la modalità on line ha risolto non poche criticità logistiche. L’approccio utilizzato è stato molto simile a quello che normalmente adotto nella formazione organizzativa, ovvero: una mescolanza di stimoli teorici, esercitazioni e pratiche guidate, condivisioni in plenaria o in sottogruppi e piccole sistematizzazioni. Insomma, l’idea era quella di offrire agganci il più variegati (ma coerenti) possibili, così da mantenere desta l’attenzione e il coinvolgimento del maggior numero di partecipanti (circa 20 per ogni gruppo-classe). Ma soprattutto, mi sembrava fondamentale modulare il processo sulla base delle tematiche più significative che sarebbero emerse in corso d’opera dai ragazzi. Ecco qui di seguito le principali aree che abbiamo esplorato

Il concetto di leadership è fra i più dibattuti nella storia degli studi organizzativi e il termine fra i più utilizzati all'interno delle aziende. Esistono un'infinità di manuali che provano a descrivere quella che viene a volte considerata principalmente un'attitudine, altre volte più una competenza da allenare, altre ancora una specie di talento naturale. Modelli che ne delineano le caratteristiche ispirandosi ai più disparati mondi e ambiti (dall'etologia alla mitologia, dallo sport alla storia) e le modalità per il suo sviluppo. È entrato a far parte del vocabolario comune e lo sentiamo pronunciare in molteplici contesti, di norma associato ai comportamenti di un individuo, detto leader, al quale si attribuisce la capacità di guidare (dall'inglese 'to lead') persone più o meno formalmente sotto la sua responsabilità. Tant'è che quando un gruppo di qualsiasi tipo (partito, squadra, impresa, complesso musicale

Sono successe alcune cose negli ultimi mesi che meritano almeno un blogpost per essere raccontate e condivise con tutti coloro che apprezzano il lavoro di MensCorpore. Per prima cosa siamo davvero orgogliosi di annunciare l'avvio di una bellissima collaborazione con il CFMT, Centro Formazione Management del Terziario, il "braccio formativo" di Confcommercio che offre percorsi di sviluppo ai dirigenti delle imprese del terzo settore. Già questo sarebbe più che sufficiente per renderci felici, ma c'è di più: a Marzo, la prima attività erogata sotto il loro cappello è stato un workshop dedicato al Wiseworking per una delle più importanti Società di consulenza a livello mondiale. Non poteva esserci occasione più prestigiosa e sfidante per mettere alla prova le tante riflessioni sviluppate intorno ad un'idea che abbiamo codificato quasi un anno fa e che ci sta sempre più a cuore. Anche a seguito del buon esito di questa esperienza-test, il prossimo autunno il CFMT proporrà un ciclo di eventi interaziendali dedicati ad un approccio "saggio" al lavoro, che ci consentiranno di presentare il Wiseworking in modo più esteso e dettagliato. A tutto ciò si aggiunge un'ulteriore bellissima notizia: in Giugno, sempre attraverso il CFMT, terremo un seminario intitolato Nature-inspired Management, che propone un confronto analogico fra i principi che governano il mondo naturale e un nuovo modo di concepire le organizzazioni professionali, la loro gestione e il loro sviluppo. Esattamente come per il caso precedente, in autunno questo macro-tema verrà declinato in tre ulteriori workshop di approfondimento. Insomma, siamo colmi di gratitudine e gioia per tutte queste opportunità: non solo perché ci danno modo di diffondere contenuti e prospettive che reputiamo meritevoli di attenzione, ma anche perché sono accompagnate e facilitate dall'incontro con persone delle quali abbiamo grande stima professionale e con le quali ci sentiamo umanamente molto allineati. Quando si verifica una "congiuntura" di questo tipo, il lavoro acquista un sapore speciale: ecco perché ci tenevamo particolarmente a celebrare insieme a tutti voi questo piccolo grande passo nel percorso di crescita del nostro Progetto!

Nel 1882, alla John Hopkins University, alcuni ricercatori fecero un esperimento: presero un grande calderone d’acqua e lo misero sul fuoco; quando l’acqua arrivò a ebollizione gettarono dentro alla pentola alcune rane vive, che immediatamente ne schizzarono fuori per salvarsi. A quel punto ripeterono l’esperimento, con una differenza: le rane questa seconda volta furono messe nell’acqua subito, quando era ancora fredda, facendo salire la temperatura pian piano, a fuoco lento. Gli animali non si accorsero della situazione di pericolo se non quando era troppo tardi, ovvero quando il calore (inizialmente piacevole) li aveva indeboliti a tal punto da non aver più le forze sufficienti per saltare fuori dal contenitore, morendo bollite.  Negli anni, quello che è stato soprannominato ‘il principio della rana bollita’, è diventato una metafora sociologica per descrivere la facilità con la quale l’essere umano si adatta a situazioni disagevoli e persino dannose per la propria salute e sopravvivenza, perdendo progressivamente la capacità di sottrarsi ad esse e finendo per considerarle inevitabili. Recentemente Noam Chomsky, filosofo e linguista americano, nel suo libro Media e potere (che raccoglie diversi articoli accademici), è arrivato addirittura a utilizzare quest’espressione per stigmatizzare il processo di intorpidimento delle coscienze cui (a suo giudizio) le società occidentali o occidentalizzate sono andate incontro: In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di vivere, si effettuano lentamente ed inesorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute. I foschi presagi annunciati per il futuro, anziché suscitare delle reazioni e delle misure preventive, non fanno altro che preparare psicologicamente il popolo ad accettare le condizioni di vita decadenti, perfino drammatiche. Il permanente ingozzamento di informazioni da parte dei media satura i cervelli che non riescono più a discernere, a pensare con la loro testa. . Forse le parole di Chomsky sono eccessivamente tranchant e comunque meriterebbero un’analisi molto più complessa e puntuale di una semplice citazione. Noi vi proponiamo di fermarci un passo prima e considerare semplicemente le condizioni, innescate e necessitate dalla pandemia (a sua volta generata da scelte sistemiche poco saggie), con cui abbiamo dovuto fare i conti nell’ultimo anno. Non c’è bisogno di scomodare statistiche e ricerche (pur copiose) per realizzare quanto sono state faticose e logoranti da sostenere: a partire dalla paura del virus e delle sue molteplici conseguenze su di noi e i nostri cari, passando per la drastica riduzione delle interazioni sociali fino al calo dell’attività motoria e la contemporanea sovraesposizione tecnologica, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Le probabilità che il nostro ‘livello di vitalità’ sia diminuito sono alte, molto alte. Con questa termine intendiamo la sensazione di ben-essere corporeo, emotivo e mentale che scaturisce quando ci sentiamo pienamente a nostro agio, sicuri, parte integrante di un eco-sistema che va oltre noi stessi e che include persone, ambienti fisici e naturali. Ebbene, il dis-agio, l’insicurezza, la preoccupazione che hanno fatto irruzione nelle nostre vite, avendo tutto il tempo di mettere radici, rischiano di farci fare la fine delle rane bollite. Considerando la lentezza con cui la situazione sta tornando ad una qualche normalità, è quindi davvero importante che ciascuno di noi si prenda cura del proprio ben-essere. Anche perché la terribile forza d’inerzia generata dall’assuefazione a questo basso livello di energia potrebbe farlo persistere ben oltre la cessazione delle restrizioni esterne. Ciò che possiamo fare è anche solo fermarci un attimo, respirare con calma, e chiedere a noi stessi: “Come sto? Come mi sento? Di cosa ho bisogno ora? In che modo posso coltivare la mia vitalità?”. Volendo, il nostro modello a 6 Sorgenti può essere una mappa per orientarsi e dare

Ci siamo appena lasciati alle spalle un anno particolarmente difficile e quello che ci troviamo di fronte appare pieno d’incognite. La classica abitudine di fare bilanci e formulare propositi sarà quindi forse meno superficiale del solito. La nostra riflessione va nella direzione di traghettare un semino gettato più o meno forzosamente nel 2020 dentro a questo enigmatico 2021: è il semino del non-fare, quella anomala, (spesso) disturbante e (in apparenza) scomoda condizione che ci siamo trovati a sperimentare collettivamente (e a più riprese) a causa della pandemia. Le nostre vite di norma piene di impegni, obiettivi da raggiungere, problemi da risolvere, progetti da realizzare, si sono di colpo svuotate. Non ci soffermiamo sulle implicazioni economiche, sanitarie e sociali legate al fenomeno Covid-19, molto molto complesse e in questo caso fuorvianti. Vogliamo piuttosto portare l’attenzione sulla ‘rara opportunità collettiva’ che abbiamo avuto di fare i conti con l’immobilità, impossibilitati ad alimentare la giostra sulla quale corriamo più o meno felici. E per molti di noi non è stato un bel momento. Certo, c’era la legittima paura dell’epidemia e l’angoscia delle sue ripercussioni. C’era un comprensibilissimo senso di impotenza di fronte a fenomeni che andavano al di là del nostro controllo. C’era un’istintiva rabbia verso le persone e le istituzioni che abbiamo giudicato colpevoli di quanto accaduto. Ma tutte queste emozioni sono state mostruosamente amplificate dalla disabitudine a stare con quello che succede, soprattutto quando non ci piace. Del tutto assuefatti all’azione, o meglio alla reazione compulsiva (che peraltro l'humus culturale in cui siamo nati e cresciuti fomenta ossessivamente), siamo finiti in pasto alla frustrazione, scaricandola spesso in modo scomposto nelle nostre relazioni social-i. E mettendo in mostra, dopo un breve iniziale slancio solidaristico, un campionario di brutalità e scempiaggini degno d’un film di Ferreri.   Per certi versi non poteva che andare così, il terreno era pronto ed è bastato l’innesco giusto per far divampare l’incendio. Tuttavia quello che è accaduto, proprio per la sua indelebile irruenza, ci aiuta forse a comprendere con più chiarezza il valore del vuoto, inteso come possibilità di limitarsi a osservare, con attenzione gentile, ciò che accade in noi e intorno a noi, senza dover per forza fare o dire qualcosa. Alcuni la chiamano meditazione, ma forse è meglio parlare di attitudine meditativa o contemplativa; qualcosa che va al di là e viene prima di tecniche codificate e specifiche tradizioni. Un atteggiamento accogliente e curioso nei confronti dell’esperienza nel suo dispiegarsi istante dopo istante, senza necessariamente tentare di usarla o guidarla. Sostare nell’assenza di azioni finalizzate al raggiungimento di un qualche vantaggio o all’eliminazione di un fastidio. Questo non significa in alcun modo smettere ex abrupto di vivere per come siamo abituati a farlo; significa solo prendere confidenza ANCHE con questa modalità, del tutto naturale seppur poco frequentata. Gli ‘effetti collaterali benefici’ sono, saranno, sarebbero molteplici, ma forse per motivarci è sufficiente ricordare la sofferenza e la confusione che abbiamo sperimentato negli ultimi 10 mesi. Ecco perché ci piacerebbe portare nel 2021 questo semino di consapevolezza, magari poco rassicurante ma estremamente prezioso; ecco l’augurio che facciamo a te che stai leggendo l'articolo, facendoci aiutare dalle parole (e dalle voce) di Alan Watts, ricercatore inglese del ‘900 che ha dato un contribuito fondamentale al dialogo fra pensiero occidentale e filosofie orientali… https://www.youtube.com/watch?v=92eF9R6odBQ Per coltivare quell’attitudine meditativa a cui abbiamo accennato, se vuoi, puoi iniziare da qui… Ascolta la traccia

A qualche mese dalla pubblicazione del nostro primo paper dedicato all'argomento, siamo tornati a riflettere sul concetto di wiseworking, nato dalla convergenza di molteplici riflessioni maturate nel tempo e poi catalizzate dall'esperienza Covid. Lo abbiamo fatto perché ci è sembrato importante approfondire le implicazioni e immaginare con maggior dettaglio le possibili traduzioni operative di questo modo di intendere il lavoro. L'auspicio è che possa fornire spunti di riflessione fertili a beneficio di tutti coloro che, a vario titolo e con differenti gradi di responsabilità, abitano e partecipano alla vita di un'organizzazione

L’abbiamo vista arrivare da lontano, avvicinarsi lentamente, e poi sempre più velocemente; ed ora eccola tra noi, la seconda ondata. C’è una differenza importante rispetto al primo impatto del Covid in marzo e aprile. In quelle settimane la pandemia ci ha colpito come uno schiaffo improvviso, il cerchio si è stretto molto rapidamente e i sentimenti dominanti erano la preoccupazione e l’ansia per qualcosa di ignoto. Nei mesi successivi molti commentatori hanno scritto che per la prima volta la storia aveva bussato alle porte di questa generazione di adulti. Ed è vero: mentre le generazioni precedenti avevano vissuto sulla loro pelle carestie, guerre e rivolgimenti epocali, la pandemia ha costretto per la prima volta gli adulti di oggi a confrontarsi con qualcosa di ignoto e terribile, che ha cambiato in brevissimo tempo le vite di tutti noi. Quindi ovvio che fossimo impreparati: affrontavamo una situazione cognitivamente ed emotivamente senza precedenti.    Questa volta invece sappiamo quale potrà essere il decorso della vicenda, immaginiamo i tempi e le modalità. Ciò per certi versi argina la paura che ogni spavento genera, lasciando il posto ad un sottile – ma non meno faticoso – sentimento di angoscia. Tale condizione emotiva va riconosciuta e aiutata, anche a livello organizzativo. Ora che molte aziende si sono attrezzate per poter gestire (laddove possibile) il lavoro a distanza, l’attenzione di manager ed HR si sta spostando in modo più diretto e strutturato sul sostegno psicofisico delle loro persone, con la consapevolezza che la tutela di un sufficiente grado di ben-essere complessivo è presupposto fondamentale per risultati sostenibili e duraturi.      MensCorpore, seguendo un modello di ben-essere “a 6 sorgenti” proposto anche attraverso il suo libro-manifesto, si muove per offrire supporto alle aziende e alle loro persone. Due sono le possibili tipologie di interventi che proponiamo: a 1 – Percorsi on-line di sostegno al benessere individuale. MensCorpore propone in modalità on-line attività che sono normalmente (da molti anni) realizzate in presenza. I format a distanza sono stati sperimentati su richiesta di alcune aziende durante il primo lockdown – si veda per es. l'esperienza con Pirelli – e l’offerta viene ora ampliata:  METODO FELDENKRAIS: liberare il corpo da abitudini posturali disfunzionali attraverso il movimento sottile e l’ascolto percettivo. QI-GONG: ginnastica “di lunga vita” per attivare, ammorbidire e armonizzare il sistema corpo-mente. BIOENERGETICA: lavorare con il corpo e il respiro per sciogliere le rigidità emotive e ritrovare vitalità. MEDITAZIONE MINDFULNESS: semplici pratiche di consapevolezza per coltivare presenza mentale e stabilità emotiva.  PILATES MATWORK: un approccio integrale e sicuro al lavoro corporeo per coltivare elasticità, tono ed energia.    WELLNESS WORKOUT: allenamento completo di fitness a corpo libero per trovare e mantenere una buona condizione fisica. YOGA RATNA: integrazione di più stili per una pratica di ben-essere completa e armonica. HATHA VINYASA YOGA: per prendersi cura del proprio corpo e respiro, attraverso un movimento armonioso e gentile. Questo tipo di percorsi vengono proposti con format di 8 incontri settimanali da 60 minuti, con un massimo di 12 partecipanti (il prezzo è di 1.200€ + IVA). aaa 2 – Interventi taylor made di formazione o sviluppo organizzativo, progettati e realizzati per rispondere alle specifiche esigenze del cliente. MensCorpore ha organizzato nel tempo – dunque a prescindere dall’emergenza Covid – quattro linee di lavoro, che è possibile visualizzare qui.  aa Per chiarimenti, approfondimenti, o per confrontarti con noi, scrivi a: info@menscorpore.org.