Nature Connection: resoconto della prima immersione in natura

Redazione MensCorpore Corpo, Mente, Natura Leave a Comment

(di Diana Tedoldi)

Buongiorno a tutti.

Eccomi a lasciarvi qualche appunto sulle esperienze che abbiamo fatto insieme in Natura al Bosco del Castagno, nel corso del primo incontro del percorso “Nature connection”, in collaborazione con l’associazione MensCorpore, a Febbraio 2016.


NUCLEI TEMATICI PRINCIPALI:

  • La tribù incontra il bosco
  • Il bosco ci ascolta
  • Camminare nel bosco, con il bosco, essere bosco

PRATICHE DI CONNESSIONE CON LA NATURA:
Ecco le pratiche che abbiamo esplorato insieme:

  1. Stirarci liberamente nel bosco per:
    • Rilassarci
    • Trovare il nostro comfort fisico
    • Portare gradualmente l’attenzione al corpo e ridurre il peso dei pensieri
  1. Continuare a stirarci cercando un movimento “in sintonia” con il bosco intorno a noi, per:
    • Usare il movimento come occasione di sintonizzazione fra noi stessi e la natura intorno a noi
    • Cercare la possibilità di un’azione armoniosa, adatta al contesto
    • Instaurare una risonanza fra noi stessi e i suoni naturali intorno a noi
  1. Gesto di presentazione con il proprio nome.

A turno ogni partecipante presentava il proprio gesto e lo abbiamo ripetuto insieme, per:

  • Instaurare empatia fra i membri del gruppo
  • Dichiarare il nostro nome al bosco, dichiarare la nostra presenza al bosco
  • Iniziare a mettere in gioco la nostra creatività personale, giocando con il suono e il movimento
  1. In cammino in ascolto del bosco – e il bosco ascolta noi.
    • Durante questa pratica abbiamo camminato molto lentamente, con lo sguardo aperto, dentro al bosco, in fila indiana, allenandoci ad ascoltare il gruppo, e anche il bosco intorno a noi.
    • Abbiamo usato la camminata come possibilità di massaggiarci in cammino, sciogliendo articolazione dopo articolazione attraverso i nostri passi.
    • Abbiamo mappato i suoni, in tutte le direzioni, dai più lontani ai più vicini.
    • Abbiamo cambiato la velocità del nostro passo, cercando di mantenere sempre la stessa distanza fra noi, e allenandoci a fermarci e ripartire sempre insieme, come se fossimo uno stormo di uccelli, o un branco, allenando così la nostra intelligenza collettiva: quell’intelligenza di gruppo che si sviluppa unendo i campi mentali e di pensiero di tutti i membri del gruppo.
    • Abbiamo sperimentato il gioco del lombricone, muovendoci come un unico organismo nel bosco.
  1. La tribù incontra il bosco.
    • Fermi in un punto del bosco, abbiamo fatto alcuni giri di su di noi, a 360°, con lo sguardo aperto, ascoltando ciascuno dei 360° intorno a noi, lasciando che attecchissero in noi le sensazioni provenienti da ciascuno di questi 360 spicchi di orizzonte intorno a noi.
    • Poi, vicini vicini, spalla a spalla, abbiamo fatto un giro a 360° in simultanea, tutti insieme contemporaneamente, cercando la possibilità di avere sempre una parte del nostro corpo in contatto con la persona davanti e con la persona dietro di noi. All’inizio eravamo molto emozionati e un po’ imbranati e maldestri, poi man mano ce l’abbiamo fatta a sentirci fluidi, scorrevoli, tranquilli e anche in ascolto dle bosco! Ancora una volta abbiamo lavorato sul sentirci un corpo unico, come un animale fatto da più persone, nel bosco, in ascolto…
  1. Camminata primitiva.

Poi abbiamo attivato una camminata più dinamica nel bosco, cercando di schivare i rami e gli altri ostacoli del terreno usando schemi di movimento un po’ inusuali, camminando con il baricentro basso, alzando tanto le ginocchia e i piedi da terra, cercando il meno possibile di spostare i rami con le mani. Questo ci ha permesso di attivare schemi arcaici di movimento, e anche di scaldarci un po’, dopo un po’ du tempo fermi in piedi nel bosco.

  1. Il bosco sono io.

Infine siamo andati a caccia di un oggetto naturale (un sasso, un pezzettino di corteccia ecc.) che potessimo raccogliere nel bosco, e che potesse rappresentarci, parlare un po’ di noi. Abbiamo condiviso il risultato di questa piccola caccia al tesoro con tutto il gruppo e poi abbiamo suonato insieme piccole percussioni per ringraziare musicalmente il bosco per questo bel pomeriggio di ascolti ed esplorazioni primitive.
Infine, ci siamo incamminati verso casa, meravigliandoci per un bellissimo Elleboro (o stella di Natale), verde e bianco, proprio lungo il cammino.
Io invece ho incontrato un ragno verde vicino ai miei strumenti musicali, dello stesso verde di uno degli ovetti – shaker che avevo portato per suonare insieme. Che meraviglia!
In lontananza un picchio martellava nel tronco di un albero in cerca di cibo.
E più vicino a noi, i merli lanciavano i loro richiami preparatori al sonno notturno.
Uova verdi
Vi lascio CINQUE MISSIONI pratiche per continuare ad esplorare la vostra connessione con la natura e risvegliare la vostra intelligenza primitiva.
Non sai cosa è l’intelligenza primitiva? Vai qui: http://www.intelligenzaprimitiva.it/cosa-e-intelligenza-primitiva/
CINQUE MISSIONI PRIMITIVE:

  1. STIRATEVI

Quando vi svegliate, quando avete finito un compito, dopo un po’ troppo tempo che siete alla scrivania o impegnati in posture statiche: stiratevi!
È il gesto più naturale di riallineamento posturale e auto-rilassamento che possiate fare. Funziona ovunque, e in tutto il mondo è da sempre una delle tecniche primarie antistress.

  1. MAPPATE I SUONI INTORNO A VOI

Anche questa è una di quelle pratiche antiche ed universali che potremmo definire “svuota-pensiero”: ovunque voi siate (potete farlo anche in metrò, per strada, in cucina, ovunque!) portate la vostra attenzione sui suoni intorno a voi, e mappateli uno dopo l’altro, dal più lontano al più vicino, in tutte le direzioni intorno a voi, e anche sopra e sotto di voi.
Infine ascoltate l’intero concerto di tutti i suoni mappati, radunandoli nella vostra attenzione in un unico gesto di ascolto.

  1. MUOVETEVI IN ASCOLTO

Qualunque cosa stiate facendo (camminare, lavare i piatti, scrivere al computer…), domandatevi:
“Il mio modo di muovermi, in questo momento, “sta bene” con il contesto intorno a me?”
Per capire meglio cosa intendo per “sta bene”, immaginatevi di essere una nota musicale, e di avere intorno a voi un concerto. Siete stonati o intonati con il concerto intorno a voi?
Ad es., tutto intorno a voi è lento, e voi vi state muovendo veloci e con poca attenzione. Vi sentite intonati o stonati?
O ancora: tutto intorno a voi è silenzioso, e voi vi muovete in modo rumoroso e maldestro. Vi sentite intonati o stonati?
Cercate l’accordo, l’intonazione, l’armonia, fra l’ambiente in cui siete e il vostro stile, il vostro atteggiamento, il modo in cui vi muovete e agite.
Gradualmente questo svilupperà in voi una straordinaria capacità di ascolto, di empatia e di relazione con gli altri.
Questa semplice pratica può davvero fare miracoli e aiutarvi a migliorare la qualità del vostro modo di relazionarvi con voi stessi, con gli altri e con l’ambiente.

  1. LA CAMMINATA-MASSAGGIO

Mentre camminate, mettete un filo di attenzione sulla pianta dei vostri piedi, e sul suolo sotto i vostri piedi. E da lì, risalite con la vostra attenzione verso la sommità del vostro capo, mappando ogni singola parte del vostro corpo, dandole il “buongiorno” (o il buonasera!), e ascoltando come ogni singola parte del vostro corpo si sente, quali sensazioni vi arrivano, come vi sentite nei vari distretti corporei.
Quindi usate il movimento della camminata per “massaggiare” il vostro sistema muscolo-scheletrico: lasciate che ogni passo possa prendere la forma di cui avete bisogno per far sì che il vostro movimento diventi armonioso, morbido, fluido, e che ogni passo, nel suo ritmico fluire, possa generare un movimento di automassaggio delle articolazioni.
Anche questa pratica, nella sua semplicità, può portarvi molto benessere: con un gesto semplice e quotidiano come il camminare potete generare un momento di autentico piacere corporeo, sciogliere tensioni e generare un profondo benessere attraverso tutto il vostro sistema vitale.

  1. SGUARDO APERTO

La prossima volta che andrete in natura, allenatevi ad usare lo sguardo aperto, defocalizzato, periferico.
Lasciate che i vostri piedi si orientino da soli sul suolo, senza bisogno di guardarli continuamente per decidere dove metterli.
Per facilitarvi il compito di fidarvi dei vostri piedi, rallentate il passo fino ad avere una velocità tale per cui vi potete fidare di non guardare i piedi mentre camminate, e stare con lo sguardo aperto di fronte a voi, accogliendo la visione di ciò che avete intorno, osservando come se il vostro occhio fosse l’obiettivo di una fotocamera, e la vostra retina una pellicola impressionabile.
Allenando lo sguardo aperto, ascoltate i suoni intorno a voi (missione nr. 2!), esplorate la camminata-massaggio (missione nr. 4!) e muovetevi in ascolto (missione nr. 3!).
Dedicate TEMPO a far sì che vi sia possibile fare tutte e 4 queste cose insieme. Sono cose semplici, quasi banali, ma vi accorgerete che il vostro pensiero continuamente vuole scappare via, che vi distraete, e che il nostro pensiero è bravissimo nel sottrarci all’attenzione per il momento presente. Se riuscite a fare tutte e 4 queste pratiche insieme, siete avantissimo!
Usate i suoni della natura per tenervi lì e non andare via con il pensiero.
Cercate di capire cosa può attivare e catturare la vostra curiosità (ascoltare il canto degli uccelli, cercare di scorgerli sugli alberi, osservare le tracce di eventuali animali sulla terra, andare a caccia di bacche o piante commestibili… ognuno ha la propria passione, trovatela!).
Tenete spento il cellulare o disattivate suoneria e vibrazioni per evitare di avere ulteriori distrazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *